Una riflessione di un serio antropologo


Cari ragazzi,
i vostri insulti continuano a piovere sulle nostre missive, eppure noi,
saldi come rocce, proseguiamo il cammino. Se i nostri messaggi serviranno a
salvare  anche un solo ragazzo dalla sua abominevole  passione, allora il
sudore versato servirà a far germogliare la pianta della  saggezza. La
battaglia  contro i videogiochi è legata anche a un nostro  personale
dolore. Uno dei fondatori della Borromeo, stimato professionista, ha perso
suo figlio proprio a  causa dei  giochi elettronici. Eppure, per
distoglierlo dai suoi insani propositi, il nostro fondatore aveva fatto l'
impossibile. Non solo non aveva acquistato la Playstation al ragazzo, ma gli
aveva persino proibito di frequentare i compagni di classe che erano in
possesso di questo diabolico congegno. Aveva smesso di dargli dei soldi, in
quanto temeva giustamente che  il  ragazzo potesse andarli a spendere  nelle
sale giochi. Gli aveva impedito di uscire, per evitare che potesse
imbattersi in qualche luogo di perdizione. Ogni mattina lo faceva
accompagnare a scuola da una zia suora, per evitare che il ragazzo potesse
sottrarsi ai suoi doveri. E quale fu la ricompensa che ottenne un così
amorevole padre? Dolore e sofferenza. Un giorno, aprendo la porta  della
camera del figlio, il sant'uomo vide il giovane riverso sul letto, esanime,
stroncato da una letale razione di sonniferi. C'è da notare che il ragazzo
custodiva in camera infami riviste come "Zeta" e "La macchina dei giochi",
celate dietro alle copertine di "Famiglia Cristiana".
Fu da quest'episodio che nacque in noi la necessità di fondare l'
Associazione Borromeo. Per far sì che nessun altro ragazzo bruci la sua
giovane vita in questo doloroso modo. Leggendo le vostre risposte ai
messaggi che pubblichiamo, vediamo che voi, anime perdute, fate di tutto per
metterci alla berlina! Ridicolizzate persino il modo in cui traduciamo i
titoli dei videogiochi! Non possediamo - e questo è un nostro vanto - una
sufficiente "cultura" in questo campo. Anzi, possiamo ammettere con orgoglio
di non aver mai giocato con queste infami macchine volte alla distruzione
del giovanile intelletto. Ciò  non toglie che abbiamo tutto il  diritto di
condannarle, allo stesso modo in cui possiamo  condannare l'omicidio senza
mai essere stati assassini, o la droga senza aver  mai fumato l'eroina!
Ecco infine un'altra prova del male  dei giochi elettronici, contenuta nel
testo dell'antropologo francese Jean Baptiste Petitrue "L'età del fango: l'
avvento di una nuova preistoria" (Paris, Nouvelle Science, 1998):

"Gli archetipi della  saga cinematografica di "Guerre Stellari",  che spesso
ritornano nei giochi elettronici, sono chiaramente ispirati a oscure
religioni tribali, che su questi miti hanno spesso costruito la
giustificazione dei sacrifici umani. I due protagonisti della saga, Luca il
Camminatore dei Cieli  e Han Solo, rispecchiano i due poli dell'umana
ambizione: la vana ricerca di gloria  nel primo, la cupidigia di danaro nel
secondo. L'evoluzione del personaggio di Luca, che - iniziato a  un'oscura
religione -  si ribella al  padre, è sul punto di commettere incesto con la
sorella, e alla fine causa la distruzione dell'ordine costituito, si
contrappone alla staticità del personaggio di  Han, sleale,  arido e
arrogante, nonché legato da un ambiguo rapporto con un enorme scimmione
peloso, incarnazione di una sessualità smisurata e contronatura. Questo
catalogo di perversioni viene sviscerato fino in fondo nei videogiochi
ispirati alle pellicole cinematografiche: "Forze oscure", "Ala X", "Pari
combattente",  "Jedi il Cavaliere", "Storie Yoda" e molti altri. Dai
rapporti settecenteschi dei Padri Gesuiti inviati nelle Americhe,
apprendiamo che il sacrificio del padre era un elemento ricorrente nelle
tribù dei selvaggi, i quali sacrificavano agli dei il proprio genitore
sancendo il passaggio all'età adulta. Tale primitiva e barbara cerimonia
veniva definita dagli indios "il cammino verso il cielo", e dava inizio a un
rituale orgiastico che sfociava nell'accoppiamento tra tutti i consanguinei.
Lo stregone, coperto di pelli di animale, si travestiva da scimmia, e
invocava il Dio della fecondità e della lussuria. E' fin troppo evidente
come tali miti non siano oscuri al regista di questi film; la loro
trasposizione in giochi elettronici incita i giovani a rivivere in prima
persona questi infami rituali. Ciò dovrebbe spingerci a riflettere in che
modo alcuni giochi apparentemente innocui possano invece portare all'incesto
e al parricidio, facendo leva sulle pulsioni archetipali presenti in ogni
essere vivente".

Speriamo che almeno la lezione di un illustre antropologo come Petitrue
possa far breccia nelle vostre menti.

Associazione Famiglie Cattoliche "San Carlo Borromeo"
"Agnus cum leo iacebit, sed iactura pauce durabit"